SAVE THE PLANET

La collezione Save the Planet nasce come forma di sensibilizzazione per riflettere sulle condizioni in cui versano il nostro pianeta e le specie animali, più a rischio,  che lo abitano.

Dovremmo esserne tutti più consapevoli e dimostrarci maggiormente sensibili  in ogni piccolo nostro gesto quotidiano.

Per ora,  è composta da 6 animali a rischio estinzione: Panda, Koala, Bradipo, Tucano, Camaleonte e Scimmia. I ciondolini possono essere indossati sia come pendenti per orecchini che per collana, utilizzando l’apposito moschettone.

Il tucano è l’uccello tropicale più conosciuto. Con il suo grande becco colorato e il suo piumaggio elegante, questo uccello è il simbolo dell’Amazionia.
Il tucano è in grado di adattarsi ai camabiamenti che avvengono nel suo habitat ma la deforestazione dell’Amazionia minaccia la sua esistenza.
Se proteggiamo il tucano, simbolo di questa bellissima foresta, dimostriamo che per lui e per le tante altre specie che abitano l’Amazzonia c’è ancora speranza.

La prima grande minaccia per la sopravvivenza del tucano è la deforestazione dell’Amazzonia.
Durante gli ultimi 50 anni la foresta ha perso il 17% della sua superficie. Ogni anno si contano 1 milione e 600 mila ettari di foresta distrutti. La distruzione dell’habitat sta mettendo in seria difficoltà la sopravvivenza del tucano.

Credits: articolo preso da:  WWF.it

La famiglia grande, che comprende tutte le varietà di Lontra è quella dei Lutrini, sono dei carnivori a loro volta appartenenti ai Mustelidi. Ci sono ben 13 specie di lontre suddivise in 6 generi, in generale se ne trovano quasi in tutti i continenti, in senso teorico, perché a livello pratico, la lontra è a rischio estinzione, per cui potremmo vederla sparire dal globo.

Il fatto che la lontra sia a rischio è un segnale orribile sia per l’animale stesso sia perché significa che la salute dei corsi d’acqua e dei laghi in cui vive è pessima. Anche gli egoisti, quindi, si dovrebbero preoccupare dato che tutti siamo abitanti della stessa terra.

Le maggiori minacce per questo animale, e non solo per questo, sono il continuo peggioramento dello stato degli ambienti fluviali, sempre più inquinati a causa di una presenza invasiva dell’uomo. Un esempio lampante riguarda le coltivazioni di te e caffè che distruggono le foreste di mangrovie, foreste che rappresentano la riserva di caccia delle lontre, lì infatti vanno in cerca di pesci, rane, granchi, gamberi e frutti di mare. 🦦

Credits: articolo preso da:  IDEEGREEN.IT

Non sono scomparsi, non ancora. Ma secondo l’Australian Koala Foundation (Akf) il destino dei pigri marsupiali australiani è ormai segnato: i koala sono funzionalmente estinti.

Dalle stime dell’organizzazione infatti ne sarebbero rimasti appena 80mila nel continente – un numero insufficiente perché possano svolgere un ruolo significativo nell’ambiente e a garantire la sopravvivenza di nuove generazioni.

In ogni caso i koala erano stati dichiarati specie vulnerabile già dal 2012 e la loro situazione da allora non è migliorata, anzi. La causa principale è la rapida e continua scomparsa del loro habitat (le foreste di eucalipto), denunciata nel 2018 da un rapporto del Wwf e del Nature Conservation Council.

A contorno, eventi climatici estremi come siccità e e ondate di caldo.

Credits: articolo preso da:  WIRED.IT

Il panda è noto alla tradizione cinese fin dalle epoche più remote e grazie al suo innato carisma è sempre stato al centro di particolari attenzioni da parte del popolo cinese.

La scoperta di questo animale da parte del mondo occidentale risale al 1869, quando il gesuita naturalista francese, Padre Armando David, lo descrisse per la prima volta.

Un tempo il panda viveva in tutto il sud e l’est della Cina, oltre che nei vicini Myanmar e Vietnam settentrionale, ma l’espansione e lo sviluppo della popolazione umana lo hanno confinato nelle fitte foreste di bambù e di conifere dei rilievi montuosi della Cina Sud Occidentale, nelle provincia di Sichuan, Shan-si Gansu.

Credits: articolo preso da:  WWF.it

Le zebre di Grevy, loiborkoram nella lingua Samburu, sono enormi. Con i loro 450 kg circa, sono i più grandi animali selvatici della famiglia dei cavalli. Le loro orecchie prominenti appaiono arrotondate a distanza e le loro strisce sono più sottili di quelle di una normale zebra di pianura. “Sono animali assolutamente straordinari”, afferma Belinda Low Mackey, cofondatrice della Grevy’s Zebra Trust con sede a Nairobi.

Sono anche fortemente minacciate. Solo 2.000 adulti rimangono allo stato brado e la loro diffusione si è ridotta da un’ampia fascia del corno d’Africa ad alcuni luoghi nel nord del Kenya e appena oltre il confine con l’Etiopia.

Il numero si è notevolmente ridotto a causa della caccia nel 20° secolo e la continua competizione per lo scarso cibo con il bestiame che pascola nel loro stesso arido habitat. Dal 2009, l’area ha anche subito continue siccità che avvizziscono l’erba che le zebre mangiano. Il fotografo Heath Holden ha accompagnato in ottobre alcuni rangers della Trust nella contea di Samburu, in Kenya. La terra era “incredibilmente secca”, dice. “Tutti i fiumi erano asciutti.”

Credits: articolo preso da:  nationalgeographic.iT

Sono 25 le specie di primati sull’orlo dell’estinzione secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalla Iucn, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica.

Lo studio, a cui hanno partecipano i maggiori esperi di scimmie del mondo, viene presentato ogni due anni ed è uno strumento importante per chiedere misure urgenti di conservazione per quelle specie in pericolo di estinzione a causa soprattutto dalla distruzione delle foreste tropicali, del commercio illegale di fauna selvatica e del bracconaggio per ricavare la carne da mangiare.

Nella triste classifica dei singoli paesi, il Madagascar si trova in cima alla lista con sei delle 25 specie più minacciate.

A seguire troviamo cinque specie in Vietnam, tre in Indonesia, due in Brasile, e una in Cina, Colombia, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Ecuador, Guinea Equatoriale, Ghana, Kenya, Perù, Sri Lanka, Tanzania e Venezuela.

Credits: articolo preso da:  Edinat.it

Secondo l’aggiornamento della Lista rossa Iucn, che prende in esame un nuovo studio, oltre un terzo delle specie di camaleonte è a rischio estinzione.

Sono dotati di una lingua lunghissima e fulminea, di una coda prensile come quella delle scimmie, di grandi occhi sporgenti, capaci di roteare in ogni direzione e, caratteristica più mirabolante, sono in grado di cambiare colore. Tra le creature più bizzarre che l’evoluzione ha forgiato ci sono sicuramente i camaleonti.

Secondo un recente aggiornamento della Lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) la situazione è preoccupante per questi variopinti discendenti dei dinosauri. Uno studio condotto dal Chameleon Specialist Group sostiene infatti che oltre un terzo delle specie di camaleonte è a rischio estinzione. Nel corso dello studio i ricercatori hanno esaminato lo stato di salute delle popolazioni di quasi tutte le specie esistenti nel mondo, 184 delle 200 conosciute.

Credits: articolo preso da:  Lifegate.it

Il ruolo che rivestono le api nel nostro ecosistema è centrale, soprattutto in virtù del loro inestimabile lavoro di impollinazione. Volando di fiore in fiore alla ricerca del nettare, api e altri insetti impollinatori diventano dei veri e propri agenti di biodiversità. Cosa significa? Raccogliendo il nettare, questi insetti si “sporcano” letteralmente di polline, che viene così trasportato verso altri fiori, consentendo la fecondazione e la riproduzione delle piante attraverso la formazione di nuovi semi.

Ma davvero la situazione è così allarmante? I dati che emergono da numerosi studi ci dicono proprio questo, arrivando a parlare addirittura di una vera e propria “apocalisse degli insetti”. I ritmi con cui scompaiono sono impressionanti. Con questo trend, nell’arco di poche decine di anni il 40% delle specie di insetti potrebbe essere estinto.

Ma quali sono le cause di questo declino che sembra essere inarrestabile? In realtà sono molte, ma possiamo comunque individuare le principali.

  • Malattie e parassiti, come la Varroa Destructor
  • Cambiamenti climatici
  • Impoverimento degli habitat naturali
  • Pratiche di agricoltura intensiva
  • Uso massiccio di pesticidi, erbicidi e fungicidi

Credits: articolo preso da:  3BEE.IT

È difficile pensare ad una creatura più indifesa del pradipo pigmeo. Più piccolo di un gatto e completamente incapace di sfuggire ai predatori umani, è uno dei mammiferi maggiormente in pericolo di estinzione. Scrivete al governo di Panama perchè ne garantisca la protezione.

La Isla Escudo de Veraguas, un’ isola lontana dalla costa caraibica panamense, è la dimora del pradipo pigmeo, in grave pericolo di estinzione. Questa preziosa specie è a rischio, non solo per il degrado dell’habitat, ma anche per le incursioni dei pescatori locali: l’animale è la loro pietanza preferita, quando stazionano sull’isola. Per questo: da 500 esemplari nel 2001, si è giunti a solo 70 nel 2012. Presto si arriverà all’estinzione totale.

Credits: articolo preso da:  Salviamolaforesta.org

Il leone è da sempre considerato il re di tutti gli animali, il simbolo della forza per eccellezza. 
Eppure, questo splendido animale è oggi uno delle specie a rischio di estinzione.

Il re della savana ogni giorno deve far fronte a diverse minacce.
In primis l’agricoltura. L’espansione dei territori coltivati ha provocato una riduzione drastica degli habitat, relegando i leoni in aree non sufficientemente estese per la loro sopravvivenza. Inoltre, la riduzione degli habitat ha effetti negativi anche sulle altre specie, prede dei leoni.
La seconda grande minaccia per i leoni è l’uomo. La caccia delle popolazioni locali, il bracconaggio ed il commercio illegale, di coloro che ancora vedono il leone come un trofeo, minacciano quotidianamente la vita dei felini. 
Inoltre, la riduzione drastica del numero di esemplari in vita può portare all‘accoppiamento tra consanguinei, provocando un indebolimento genetico e quindi maggiore vulnerabilità al diffondersi di epidemie.

Credits: articolo preso da:  WWF.IT

La giraffa è una specie iconica, conosciuta da tutti come l’animale terrestre più alto del pianeta. Forse non tutti sanno, però, che gli studi sui “colli più lunghi al mondo” mostrano ancora oggi novità interessanti, ma anche altre molto preoccupanti su questa specie, che il WWF Italia vuole sottolineare  proprio in vista del 21 giugno, data scelta per celebrare la Giornata mondiale della Giraffa. 

Fino a pochi anni fa si pensava che esistesse una sola specie di Giraffa (la Giraffa camelopardalis), le cui popolazioni diffuse tra l’Africa orientale e meridionale potevano essere distinte in diverse sottospecie -per alcuni studiosi addirittura 9-, in base soprattutto ai  disegni del mantello che presentano caratteristiche diverse. Un recente studio, analizzando le caratteristiche genetiche di quelle che si ritenevano sottospecie, riconosce invece l’esistenza di 4 specie diverse nel continente africano: la giraffa settentrionale, quella masai, la giraffa meridionale e la giraffa reticolata. Nonostante, a livello scientifico, non ci sia ancora un accordo sulla definizione di queste specie, esiste un dato reale e purtroppo indiscutibile dal punto di vista dello stato di conservazione: tre sottospecie di giraffa rischiano di sparire per sempre e quindi anche questi maestosi animali stanno vivendo una silenziosa estinzione.

Credits: articolo preso da:  WWF.IT

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