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RWA Jewels
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IL MUSEO DI RWA

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Benvenuti all’interno del museo virtuale di RWA: in questa mostra potrete trovare esposti 3 importanti artisti del panorama artistico mondiale.

Vincent Van Gogh con la sua “Notte Stellata”, Magritte con ” Ceci n’est past une pipe”, ” L’onda ” di Hokusai ed infine Klimt con il famosissimo “Bacio”.

Potrete abbinare queste 4 opere a 2 accessori comunemente utilizzati per i dipinti su tela: una tavolozza con il suo pennello e un tubetto di colore.

L’opera, realizzata quando l’artista aveva trent’anni, raffigura inequivocabilmente l’immagine di una pipa dipinta su uno sfondo monocromo, seguita da una sconcertante didascalia in un corsivo manierato ed elegante che afferma: «Ceci n’est pas une pipe», in italiano: «Questa non è una pipa».

L’intento di Magritte è quello di sottolineare la differenza tra l’oggetto reale e la sua rappresentazione, rinnegando la pittura classica, secondo cui vi era un legame indissolubile tra l’immagine e la realtà. Infatti, La Trahison des images non è di fatto quell’oggetto reale che chiamiamo «pipa», bensì una sua raffigurazione pittorica; l’equivoco è dovuto alla convenzione che lega a ogni oggetto un nome (secondo Magritte tutto il quadro, immagine e didascalia, non sono nell’ordine delle cose, bensì della rappresentazione). In effetti, malgrado alla domanda «che cos’è?» si risponda «una pipa», l’oggetto reale e la sua raffigurazione hanno proprietà e funzioni spiccatamente differenti. Questa dicotomia è stata sottolineata dallo stesso Magritte, che ha avuto modo di affermare:[2]

«Chi oserebbe pretendere che l’immagine di una pipa è una pipa? Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi, non è una pipa»

Il concetto porta con sé una riflessione molto profonda sulle semplificazioni operate dalla comunicazione umana, con i suoi codici verbali e non verbali, che si adeguano alla realtà così da adempiere alle sue necessità pratiche ed operative. In effetti, Magritte era molto interessato nel dimostrare in chiave pittorica la fallacia e gli equivoci del linguaggio, abitualmente utilizzato — nonostante la sua intrinseca insufficienza rappresentativa — per descrivere la realtà. È così che, in una maniera lampante, quasi banale, viene svelata la vera natura dell’opera, ovvero il fatto che l’oggetto ivi raffigurato, per quanto realistico, per tangibilità e consistenza non è affatto una pipa. «Ma non vedo niente di paradossale in quest’immagine, giacché l’immagine di una pipa non è una pipa, c’è una differenza», affermò nuovamente lo stesso Magritte

Credits: articolo preso da:  Wikipedia.org

Un paesaggio di campagna nella notte. Le finestre sono illuminate dalle luci domestiche mentre la falce di luna illumina un cielo nel quale si agitano turbini inquietanti. Sotto ad un cielo costellato di stelle, con una falce di luna in alto a destra, Vincent van Gogh dipinge un paesaggio di campagna. Al centro, in basso, si trova una chiesetta con un alto campanile. Intorno ad essa vi sono delle semplici case di campagna con le finestre illuminate. Un grande cipresso interrompe il paesaggio a sinistra sotto la Notte stellata. Oltre il villaggio, a destra, si nota, invece, un fitto bosco che sembra abbattersi sul villaggio come un maremoto. Infine, all’orizzonte colline e montagne lontane, sembrano onde gigantesche in corsa verso le case.

Credits: articolo preso da:  analisidellopera.it

Una grande onda si solleva dal mare tempestoso a sinistra e incombe su alcune imbarcazioni che si trovano sotto di essa. Sulle due barche si scorgono alcuni pescatori seduti ordinatamente su due file. La sagoma di un monte svetta all’orizzonte oltre il mare. In alto a sinistra è stampata la firma di Hokusai.

La grande onda veicola un significato simbolico e spirituale. Si può interpretare come una contrapposizione tra la forza della natura che incombe sulla fragile umanità. Lo stesso tema appartiene anche alle rappresentazioni naturali del Romanticismo quali i dipinti di Caspar David Friedrich. Inoltre il rapporto tra natura madre e matrigna e lavoratori della terra si ritrova anche nelle opere di Giovanni Segantini.

La grande onda è quindi la rappresentazione della forza della natura che incombe e minaccia l’umanità. Il Monte Fuji sul fondo è un elemento religioso che in questo caso osserva indifferente il compimento del dramma.

La stessa onda viene anche antropomorfizzata. Infatti la forma della spuma è simile ad una mano che sembra abbattersi e artigliare i pescatori sottostanti. In questo senso la grande onda rappresenta anche la morte che incombe sulle persone.

Credits: articolo preso da:  analisidellopera.it

Un uomo e una donna si abbracciano al centro di uno spazio astratto. L’uomo avvolge il viso della donna con le sue mani teneramente e si china sul volto di lei dall’alto. La giovane ha il viso reclinato di lato e poggiato sulla sua spalla sinistra. Il suo braccio destro è sollevato e la mano poggia sul collo dell’uomo. Il braccio sinistro della donna invece è flesso contro la sua spalla. La mano è stringe quella dell’uomo. Il volto della donna è chiaro e arrossato leggermente sulle gote. Gli occhi sono chiusi e la sua espressione è serena ed estatica. Tra i capelli vi sono alcuni fiori che decorano la capigliatura.

L’uomo invece ha una ghirlanda di foglie d’edera avvolta tra i capelli. I due personaggi indossano poi ampie vesti decorate con motivi astratti e molto colorati. La donna è avvolta in una veste attillata che lascia scoperte le spalle e le gambe dal polpaccio fino ai piedi. L’uomo invece è avvolto in una tunica dorata decorata con motivi rettangolari neri bianchi e grigi. I due sono inginocchiati su di un prato punteggiato di fiori gialli e viola. Un’aura dorata avvolge i due amanti e scende in basso creando rivoli sul prato. Lo sfondo infine è monocromatico e bidimensionale.

Credits: articolo preso da: analisidellopera.it

Dopo alcune tele influenzate ancora dal Pointillisme, i lavori di  Matisse  divennero sempre più caratterizzati dalle forza autonoma del colore e – malgrado lui non rinunciò mai completamente alla figurazione – gli sviluppi della sua opera furono un modello imprescindibile per le seguenti generazioni di pittori astratti, fino alla grande pittura americana del secondo dopoguerra. 
Alla consacrazione ufficiale del gruppo, al Salon d’Automne del 1905, a chi lo criticò per aver usato troppi colori per dipingere “La femme au chapeau”, Matisse rispose,: “Signore, io non creo una donna, io faccio un quadro”. Questa frase mostra quanto il soggetto, come anche nelle altre opere di Matisse, fosse solo un pretesto attraverso il quale ottenere e sviluppare le idee costruttive del suo lavoro. Ciò che contava il colore che sviluppava al massimo la forza espressiva.

Matisse e la grafica
Oltre ad essere stato un grande pittore, Henri Matisse fu anche autore di veri e propri capolavori grafici. Negli anni della maturità, nell’ultima stagione della sua vita, il maestro, sempre curioso di nuovi e inediti percorsi artistici, riscoprì la straordinaria tecnica dei papiers découpés, le carte colorate, che ritagliava e ricomponeva creando immagini di sorprendente sintesi formale, e si dedicò anche e soprattutto ai libri illustrati.

Credits: articolo preso da: storiadeldisegnografico.com

I primi “fiori” comparirono nel 1964 a New York, durante un’esposizione della galleria di Leo Castelli, che più volte collaborò con Andy Warhol. Un’immagine molto più innocua e semplice della precedente Campbell Soup, ma con un significato profondo: l’opera voleva – e tutt’ora vuole – essere un monito contro l’effimero e il superficiale.

Tra Giugno e Luglio del ’64, la Factory divenne così una catena di montaggio dedicata alla creazione di Flowers, trasformandoli in un vero e proprio oggetto della produzione di massa.

Partendo da una fotografia a colori di fiori di ibisco, della fotografa Patricia Cauldfield pubblicata nella rivista “Modern Photography” nel 1964, Warhol rielaborò e ripetè l’immagine infinite volte(eseguì oltre 900 copie!). Li trasformò, li modificò, li astrasse dal loro contesto, li semplificò e li moltiplicò all’inverosimile fino a farne un’opera grafica e decorativa.

Divennero così Andy Warhol’s Flowers.

All’inaugurazione, nella Galleria di Leo Castelli, l’intero spazio espositivo era pieno di fiori di svariate tonalità, quasi un giardino. La bellezza della natura riempì le stanze, con questa ossessiva ripetizione di soggetto, e l’esposizione fu un successo: Warhol vendette tutte le opere presenti, facendo innamorare gli spettatori di queste semplici e coloratissime forme, che divennero momento fondamentale del suo percorso artistico.

Credits: articolo preso da: deodato-arte.it

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